Leuconoe - Esperienza #5
Il testo dovrà essere ispirato a questa immagine [ goccia ] e contenere all'interno la frase:
"-Hai aspettato molto?
-Tutta la vita."
(dialogo tra Deborah e Noodles in C'era una volta in America, di Sergio Leone)
Il ragno panciuto se ne stava sul bordo dello scrigno, ben piantato sulle quattro zampe posteriori. Roteando velocemente le altre quattro modellava la sfera che andava ingrandendosi man mano che la tela, fuoriuscendo dal suo addome, vi confluiva. Una volta raggiunta la dimensione prestabilita tranciava di netto il filo e sporgeva la sua opera in avanti, tenendola ben salda, la farfalla con tre rapidi battiti lasciava cadere dalle ali una sottilissima polverina che al contatto con la tela si cristallizzava, tramutando l’ammasso di seta in una perla. Il ragno allora, spingendo sulle zampe posteriori lanciava il suo tesoro nello scrigno quasi colmo e la nuova perla andava a confondersi con i miliardi di altre, tutte identiche, con un “pluff” che lasciava spazio a seri dubbi sulla reale consistenza della stessa. Fatto ciò, il lavoro ricominciava da capo: una nuova sfera, tre battiti di ali ed una tintinnante caduta. La catena di montaggio procedeva spedita al ritmo cadenzato di cinque perle al minuto, cinque tintinnii equidistanti.
Lei se ne stava seduta sulla sua sedia in ferro battuto nel suo vestito primaverile rosa. Il giorno era estremamente luminoso ma a cercare il sole in cielo non lo si trovava. Dall’altro lato del giardino una nuvola stazionava bassa sul prato e i bambini ne staccavano soffici pezzi da mangiare, come zucchero filato.
- Latte o limone Madame?
- Miele.
- Come desidera … - Rispose lui, immergendo il cucchiaino nel vasetto colmo di dolcezza per poi agitarlo nella tazza fumante.
- Per chi sono?
- Prego Madame?
- Le perle. Per chi sono?
- Per lei, tra tre settimane il forziere sarà pieno. Le ho promesso tante perle quante sono le stelle che può contare in cielo.
- Hai aspettato molto?
- Tutta la vita.
- E se invece restassi qui?
- Prego Madame?
- E se invece restassi qui. Con me. - Chiese lei con la voce e con gli occhi.
I due minuscoli operai si bloccarono di colpo e si guardarono, in preda ad un sussulto di terrore.
- Devo andare. - rispose lui non guardandola.
Il ragno si rimise freneticamente al lavoro, cercando di recuperare l’attimo perso. Il ticchettio delle perle nel forziere, cinque ogni secondo, riprese regolare.
- Vuoi farmi diventare pazzo? Lo senti quel cazzo di rubinetto? … Hey! Ma mi senti? Ti sei imbambolata?
- Come scusa?
- Il rubinetto perdio! Non senti che gocciola?! Questa cucina è un letamaio … Quando hai intenzione di togliere questa merda di mezzo? - Disse lui toccandosi il culo per aggiustarsi gli slip. - Quando torno voglio trovare tutto in ordine. Ci siamo intesi? Ah .. non aspettarmi, dopo il lavoro ho degli affari da sbrigare. – Uscì dalla cucina. Mentre percorreva il corridoio urlò ancora – Il mio cestino del pranzo! Cazzo non t’avevo detto di pulirlo? Posso mai andarmene in giro con questo schifo?! -
- Ficcatelo su per il culo. - Disse lei senza rabbia. Si strinse nel golfino rosso e riprese a guardare in nessun posto.






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