lunedì, 19 novembre 2007
ALLUCINAZIONE

- Perchè dovrei spendere tutti quei soldi e per farti curare? Proprio a te poi, che te ne stai sempre rintanato e non vedi mai il sole ...

- Perchè io VALGO. - Rispose l'alluce
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giovedì, 12 aprile 2007
BE(L)ATI STITICI


- Sono un pò di giorni che faccio la cacca come le pecore ...

- Palline piccole così?

- No. Quadrupedi di 70 Kg.




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categoria:perle
martedì, 27 marzo 2007

E poi magari piove …

Guardo fuori dal finestrino e m’immagino i miei occhi, avete presente gli occhi di chi guarda fuori dal finestrino di un treno in corsa? A scatti inseguono il paesaggio, la velocità del treno è maggiore di quella che impiego a mettere per fuoco le cose che mi passano davanti, così loro sono costretti ad inseguire, annaspando, il prossimo fotogramma. Penso che non saprei come fermarli se non con stupidi trucchi come fissare una macchiolina a scelta sul vetro, mandando in secondo piano il paesaggio. Non me vale la pena, son cose buone solo per le scommesse da viaggio quelle. Meglio distogliere lo sguardo allora, mi sembra indelicato fare un viaggio in treno e lasciare il mio sguardo ad arrancare lì fuori.

Penso a mio nonno, di recente m'ha detto che l'occhio in movimento non vede. Ovviamente la prima, infantile, cosa che ho fatto è stata voltarmi di scatto. In una e-mail carina ricevuta da qualche amico qualche tempo fa c'era scritto che nessuno è in grado di leccarsi un gomito e che tutte le persone subito dopo averlo letto provano a leccarsi un gomito. Ovviamente aveva ragione, mio nonno. Il fulmineo gesto di riprova però non era nato per scetticismo, piuttosto per la meraviglia di avere una cosa lì vicina, addosso, dentro e non conoscerla, proprio come il fatto di non potersi leccare un gomito e tanto altro ancora.

E' terribile il pensiero di poter crepare da un giorno all'altro e non averle mai sapute ‘ste cose, ti mette in guardia. Che grandezze vogliamo scoprire se poi non sappiamo vedere nemmeno cose tanto piccole e vicine? Ancora ... quante altre cose ho intorno, addosso, dentro e nemmeno lo so? E quante di queste non le saprò mai?

Questo treno non è proprio un treno, assomiglia più ad un salotto viaggiante. Qualche stiloso designer o un architetto ikea riciclato, ha pensato bene di sistemare due graziosi divanetti, ognuno diviso in tre posti dai soliti braccioli di gomma; messi di traverso alla fine di ogni vagone, proprio dove questo s’attacca al successivo. Sono scomodi come poche altre cose al mondo, però rendono l'ambiente un pò più "familiare".

Non so perchè ma mi capita poi di pensare alla fine, anzi lo so perché, è solo uno dei miei fantasmi. Oramai lo conosco, per conviverci mi basta non incrociarne lo sguardo, ma ovviamente la privazione è sempre anche tentazione. Tempo addietro ho logorato la mia anima nel chiedermi come si possa accettare di smettere di esistere. Esula da ciò che conosco e anche da ciò che immagino. Credo che la gente sia felice finchè non ci pensa, finche riesce a evitare di farlo, perchè poi quando si squarcia quel velo lo scheletro non puoi più ricoprirlo e qualcosa dentro, inevitabilmente, si rompe. Ed è per sempre.

Beh in questo salottino oggi ho pensato, o forse immaginato, che un modo potrebbe esserci, smettere di essere "uno" e diventare "parte". Confondersi, mischiarsi, perdersi. Col mondo, con la gente. Sentirsi parte di tutto ed in ogni cosa riscoprirsi per intero. Perdersi, mischiarsi, confondersi. Come lanciarsi sotto la pioggia senza riparo e sentirsi felici, qualcuno suggerisce. Chi non l'ha mai fatto? E' geniale, semplicemente geniale. Ti riempie di quella felicità vera. Quella che non ha bisogno neanche di motivi, che “è senza regole viene e va”.

Scommetto che domani o anche stasera stesso mi rimangerò tutto. Intanto ho ripreso a scrivere, continuerò? Forse. Comunque sempre annaspando, ma almeno mi godrò il panorama. Ora torno al mio finestrino. L’altro.

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categoria:riflessioni
giovedì, 14 dicembre 2006

Leuconoe - Esperienza #5

Il testo dovrà essere ispirato a questa immagine [ goccia ] e contenere all'interno la frase:
"-Hai aspettato molto?
-Tutta la vita."

(dialogo tra Deborah e Noodles in C'era una volta in America, di Sergio Leone)




Il ragno panciuto se ne stava sul bordo dello scrigno, ben piantato sulle quattro zampe posteriori. Roteando velocemente le altre quattro modellava la sfera che andava ingrandendosi man mano che la tela, fuoriuscendo dal suo addome, vi confluiva. Una volta raggiunta la dimensione prestabilita tranciava di netto il filo e sporgeva la sua opera in avanti, tenendola ben salda, la farfalla con tre rapidi battiti lasciava cadere dalle ali una sottilissima polverina che al contatto con la tela si cristallizzava, tramutando l’ammasso di seta in una perla. Il ragno allora, spingendo sulle zampe posteriori lanciava il suo tesoro nello scrigno quasi colmo e la nuova perla andava a confondersi con i miliardi di altre, tutte identiche, con un “pluff” che lasciava spazio a seri dubbi sulla reale consistenza della stessa. Fatto ciò, il lavoro ricominciava da capo: una nuova sfera, tre battiti di ali ed una tintinnante caduta. La catena di montaggio procedeva spedita al ritmo cadenzato di cinque perle al minuto, cinque tintinnii equidistanti.

Lei se ne stava seduta sulla sua sedia in ferro battuto nel suo vestito primaverile rosa. Il giorno era estremamente luminoso ma a cercare il sole in cielo non lo si trovava. Dall’altro lato del giardino una nuvola stazionava bassa sul prato e i bambini ne staccavano soffici pezzi da mangiare, come zucchero filato.


- Latte o limone Madame?

- Miele.

- Come desidera … - Rispose lui, immergendo il cucchiaino nel vasetto colmo di dolcezza per poi agitarlo nella tazza fumante.

- Per chi sono?

- Prego Madame?

- Le perle. Per chi sono?

- Per lei, tra tre settimane il forziere sarà pieno. Le ho promesso tante perle quante sono le stelle che può contare in cielo.

- Hai aspettato molto?

- Tutta la vita.

- E se invece restassi qui?

- Prego Madame?

- E se invece restassi qui. Con me. - Chiese lei con la voce e con gli occhi.

I due minuscoli operai si bloccarono di colpo e si guardarono, in preda ad un sussulto di terrore.

- Devo andare. - rispose lui non guardandola.

Il ragno si rimise freneticamente al lavoro, cercando di recuperare l’attimo perso. Il ticchettio delle perle nel forziere, cinque ogni secondo, riprese regolare.

 

- Vuoi farmi diventare pazzo? Lo senti quel cazzo di rubinetto? … Hey! Ma mi senti? Ti sei imbambolata?

- Come scusa?

- Il rubinetto perdio! Non senti che gocciola?! Questa cucina è un letamaio … Quando hai intenzione di togliere questa merda di mezzo? - Disse lui toccandosi il culo per aggiustarsi gli slip. - Quando torno voglio trovare tutto in ordine. Ci siamo intesi? Ah .. non aspettarmi, dopo il lavoro ho degli affari da sbrigare. – Uscì dalla cucina. Mentre percorreva il corridoio urlò ancora – Il mio cestino del pranzo! Cazzo non t’avevo detto di pulirlo? Posso mai andarmene in giro con questo schifo?! -

- Ficcatelo su per il culo. - Disse lei senza rabbia. Si strinse nel golfino rosso e riprese a guardare in nessun posto.


www.leuconoe.com

 

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categoria:esperienze, leuconoe
mercoledì, 29 novembre 2006
(ri)Parte Leuconoe

Visto che il post precedente ha suscitato molto interesse, vi informo che
su Leuconoe è disponibile una nuova esperienza a cui partecipare.



Inoltre a breve partirà un progetto in due fasi che prevede prima, la creazioni di racconti e dipinti sul tema "Storie Private", e poi la contaminazione tra le opere prodotte. Ovvero chi scrive si ispirerà ai dipinti realizzati nella prima fase e viceversa.

So benissimo che per ora il portale è poco intuitivo, ma stiamo lavorando(grazie Go|em) per rinnovare la veste grafica e migliorare l'accessibilità.

Che altro aggiungere? Vi aspetto su
Leuconoe!

UPDATE:
Per il primo che pubblicherà un racconto ed il racconto migliore sono in palio dei buoni Feltrinelli o Fnac. Per tutti i dettagli clicca qui.

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categoria:esperienze, leuconoe
martedì, 21 novembre 2006
Logo Leuconoe
Leuconoe
L'idea, il progetto.
Chi ha visitato questo blog, leggendo le esperienze, si sara sicuramente chiesto: "Machecazz'è?!".
Provo a spiegarvi. Prima di tutto per spiegarlo di nuovo a me stesso e poi per poter fare copia e incolla, o meglio ancora linkare questo post, in futuro, quando dovrò parlarne a qualcuno.

Mi trovo un pò in imbarazzo a dover descrivere ciò che non è ancora una cosa concreta ma un progetto, un'idea, o meglio, l'insieme delle idee che hanno avuto diverse persone e che ancora oggi si va arricchendo di nuovi spunti. Idee sconnesse se messe a confronto singolarmente, ma che viste nell'insieme vanno a creare un mosaico di senso compiuto.

Il progetto Leuconoe nasce dalla considerazione che, soprattutto nel nostro paese, la possibilità di fruire di contenuti che contengano una buona dose di cultura (nel senso meno pretenzioso possibile del termine), espressività ed originalità è pari a zero (quando va bene) e lo stesso vale per gli spazi in cui ci si può esprimere liberamente.

L'idea venne ad un amico, dopo aver conosciuto il movimento QuAP
(Quadri a perdere), un gruppo di pittori che lasciavano le loro opere per strada, regalate ai passanti. L'idea è quella di imitare questo atteggiamendo, creando un luogo ( o non luogo) dove ognuno possa abbandonare in senso figurato una sua "gemma" (nel senso della pietra preziosa) di modo che tutti possano goderne, in quanto i beni intellettuli sono gli unici beni che se condivisi con altri mantengono intatto il proprio valore (se io ho un'idea e la condivido con te, non la possediamo a metà ma entrambi interamente).

Leuconoe  nasce come portale su internet (successivamente avrà anche la forma di un volantino distribuito in giro e una rivista scaricabile dal portale in pdf).
Il centro attorno a cui ruota tutto sono i contenuti che vanno ad arricchire le varie sezioni presenti, in particolare il primo passo è stato la creazione di "esperienze" (vedi le due presenti su questo blog), in pratica veniva data una traccia ed uno stuolo di volenterosi "scrittori", senza alcuna pretesa, cercava di sviluppare qualcosa di suo. Il secondo passo sono state le recensioni che alcuni hanno spontaneamente presentato su spettacoli teatrali, libri e quant'altro.
Nuovi contenuti invece saranno disponibili a breve, soprattutto per quanto riguarda le arti figurative, sono in cantiere dipinti su particolari temi.

Un passo successivo sarà la contaminazione, ovvero la possibilità di creare qualcosa ispirandosi a quello che qualcuno ha già fatto (un quadro da un racconto, un racconto da una foto, ..) Questo per sostenere l'idea che un'unica essenza può avere diverse forme espressive.

Sono conscio di essere stato, com'è mio solito, caotico e sconclusionato nella spiegazione. L'unica mia speranza è quella di essere riuscito a passarvi il mio "frammento", l'unica cosa che posso consigliarvi è di visitare il sito ed il forum, per trovare gli altri e scoprire il mosaico che sta nascendo.

Pillola rossa o pillola blu?

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categoria:esperienze, leuconoe
domenica, 19 novembre 2006
NEVRO-TIC DAYS

Sono giorni strindenti come corde di violino nelle mani di un falegname maldestro.

Sono giorni di
"Scatti ai nervi e sensi che, le ombre dei sogni scuotono "

Sono giorni che se mi sfiora una mosca la polverizzo con un bazooka

Sono giorni in cui per una carezza fremo, sapendo che dovrò abbandonarmi alla quiete

Sono giorni che mi passano addosso ed è meglio, molto meglio, così.

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categoria:scazzi
domenica, 05 novembre 2006
PRO(CTO)LOGO

- E tu uomo partorirai con dolore!!!

- Partorirai sto paio di balle, l'hai data a lei la figa ...

E Dio creò le emorroidi.
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categoria:perle
domenica, 29 ottobre 2006
Leuconoe - Esperienza #2

Office At Night
 
Partendo dall’immagine "Office At Night", di Hopper, ed ispirandosi ad essa, era richiesto di produrre uno scritto di 50 righe che contenesse la frase “Il vantaggio di avere degli imitatori è che alla fine essi operano una guarigione di te stesso”.

Ci son notti che calano silenziose sulla città e se ne impossessano immobilizzando spazio, tempo e pensieri. Ci sono bolle di luce sparse qua e la che nn si lasciano permeare, compartimenti stagno di attività frenetica, rimaste impigliate in qualche incavo mentre il resto della vita scorreva via, ritirnandosi dalla città. Ad isolare questi microcosmi dal vuoto esterno non è che una sottile quanto fragile membrana di vetro che separa un mondo il cui il tempo è tanto fermo da scomparire, da uno in cui il tempo scorre tanto velocemente da scomparire. Chissà se non è proprio questo equilibrio a non far esplodere in frantumila la sottile lastra trasparente.

Il tempo necessario per portare a termine un lavoro, qualunque esso sia, si dilata fino al raggiungere il tempo massimo che hai a disposizione. E' una legge fisica in quanto empiricamente osservabile. Quando quel tempo si avvicina se vuoi arrivare alla tua meta sai che devi andare avanti in apnea e, senza guardare avanti nè dietro, correre, correre disperatamente. In notti così è tutto più facile perchè se il tuo pensiero sfugge a quella membrana si discioglie immediatamente nel vuoto.

 

Nonostante il logorio di giorni e notti insonni di lavoro ininterrotto manteneva un aspetto elegante e distinto. Se uno lo avesse visto il primo giorno di scuola e lo rivedesse oggi, dopo trent'anni, lo riconoscerebbe solo per quel modo di stare seduto e leggere. Era sempre stato così, a scuola, all'università e poi negli anni della gavetta squattrinata. Ci vuol poco a capire che così sarebbe stato anche nella sua vecchiaia, persino quella più arida e scomposta. A scuola i compagni sapevano riprodurlo alla perfezione. "Il vantaggio di avere degli imitatori è che alla fine essi operano una guarigione di te stesso" gli disse una volta un professore, ma lui alle beffe degli altri era insensibile, non intaccavano la sua costanza quasi inumana. C'è poco da fare se uno fa dello studio o del lavoro una questione di vita quasi sicuramente è perchè per lui è la vita, tentare di dissuaderlo sarebbe come impedirgli di respirare.

“Chissà che pensa quando scorre quei fogli, ma come fa?”. Si chiedeva lei. “Come fa a non pensare ad altro ... a rinunciare a vivere per il suo lavoro”. Restava incantata a guardarlo. Senza sapere perchè era affascinata dal mistero di tanta illogica dedizione. “Potrebbe fare tutto con meno scrupolo senza tanta ossessione, invece ... niente, ore febbrili senza sosta nè respiro”.

Ore ignare delle tracce di paradiso sul collo di lei, dei suoi capelli raccolti e del trucco impeccabile, della voglia ritrovata di essere bella per qualcuno. Quella voglia illogica che la spingeva ad essere il meglio che poteva ogni mattino e di correre lì, prima di tutti, per vederlo arrivare con la sua borsa in cuoio stretta sotto il braccio. Se l'avesse incontrato in un altro tempo, in un altro luogo, non si sarebbe minimamente curata di lui, ma il fatto di essere lì ad assistere alla massima opera del suo vivere la coinvolgeva. Era attratta da lui, dal mistero che portava, avrebbe sacrificato l'anima per toccare la sua e capire. O forse solo scoprire che lui è la persona più distante dal suo mondo, ma l'unico in grando di permettere al suo cuore di tornare a palpitare.


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categoria:esperienze, leuconoe
sabato, 23 settembre 2006
Leuconoe - Esperienza #1

Un esercizio di stile: bisognava scrivere un racconto lungo al massimo quaranta righe, riportando necessariamente tutte le parole della seguente lista, nello stesso ordine: gatto, vocabolario, aggiotaggio, cazzo, fìga, fìca, idiosincrasìa, pleonastico, ficòlogo, obbiettìvo, misògino, ossimòro, olìstico, obiettìvo, tout court, pragmatico, tautologìa, implementare, dicotomìa, casa.


“Fottuto bastardo di un gatto!”. Urlò Desmond appena entrato nello studio, lanciando il giornale che si ritrovava fra le mani contro il felino domestico che, sornione, se ne stava accoccolato sulla scrivania tra il vocabolario e l’agenda. L’animale prontamente si lanciò dalla scrivania, schivando l’intenzione di calcio del dottor Desmond Herbertville, una vita passata a curare poveracci e ora in pensione, driblò altre due gambe, anch’esse di vecchio e fuggì via. “Se non fosse per mia moglie l’avrei già appeso ad un albero”, disse invitando il suo ospite Frederic Valantine, amico e compagno di bevute ad entrare nella stanza. “Riempie la mia scrivania di quel suo maledettissimo pelo. C’è pelo bianco ovunque, pure nelle mutande trovo peli di gatto, capisci? Nelle mutante!” continuò Desmond mentre avanzava, col suo passo malfermo e tremolante, per recuperare il giornale. “E’ scritto qui guarda” disse mostrando un trafiletto in prima pagina. “Tra gli indagati, con l’accusa di aggiotaggio, figura il nome del prof. Walter Kropinski … Hai capito quel vecchio bastardo affabulatore di un comunista? Un mucchio di frottole ci ha raccontato, una montagna di stronzate e noi, idioti, ad alimentare i suoi loschi affari“. Prima ancora di finire la frase lasciò partire nuovamente il quotidiano, accompagnandolo con slancio e foga degni dei suoi migliori vent’anni, destinandolo stavolta ad un punto imprecisato del soggiorno. “Cazzo, ma lo vuoi capire o no che devi smetterla? Massa di pelo ambulante … ” disse rivolgendosi al nulla, dato che il destinatario dei suoi improperi si era come volatilizzato. “Sta riducendo quel tappeto a brandelli“, disse voltandosi verso Frederic. “Forse dovresti spiegargli la differenza tra un tappeto persiano ed un gatto persiano Desmond, magari pensa che sia una bella figa, è normale è un gatto anche a lui gli piace di …” disse quest’ultimo accompagnando alle parole un gesto eloquente della mano destra. “Non dire scemenze, non vuole mica ingropparselo il tappeto, lo graffia per rifarsi le unghie … Non sa neanche cosa sia la fica, ha un’idiosicrasia per le gatte” ribattè borbottando Desmond “e comunque si dice “a lui piace”, gli è pleonastico“ . “E ti pareva … ecco qui il professor ficologo dei miei stivali. Devi stare sempre a corregermi, puntiglioso di un medico” esclamò Frederic alterato, accompagnando le parole con ampi gesti delle mani, “non so se sei veramente così o lo fai con l’obbiettivo di farmi incazzare. Lo sai perchè quel gatto sembra frocio? Perchè ha preso da quel misogino del suo padrone!”. Il dottor Herbertville lo stette a guardare un secondo e incamminandosi verso il soggiorno concluse dicendo: “dire che io sia misogino è un ossimoro e lo sai bene. Ad ogni modo il ficologo studia le alghe Fred, non le fiche … Vuoi del caffè?” e Fred non potè fare altro che scuotere rassegnato la testa e seguirlo. “Quel cane d’un russo ci giocava alla grande, la nostra società è corrotta fino alle viscere”. Disse il dottore a sua moglie Melissa. La donna mentre porgeva una tazza di caffè fumante all’amico del marito abbozzò: “Desmond, non puoi attribuire tutti i mali al tuo pensiero olistico …”. “Melissa, io sono obiettivo”, la interruppe lui, “sei tu che fai troppi pensieri. Tout court: io sono pragmatico, non che ogni mia idea sia una tautologia, ma questo tuo implementare teoremi sul nulla, congetture … è ragionevole che tra bianco e nero vi siano sfumature, tuttavia per arrivare a conclusioni utili, talvolta occorre operare una dicotomia”. La signora Herbertville fumava in un angolo mentre il gatto le accarezzava le gambe con la schiena camminandole attorno. Frederic fissava il compagno con occhi sbarrati e la tazza di caffè ancora intatta. “Tutto bene Fred?”. Chiese Desmond. “Sì … tutto bene … ma forse è meglio che torni a casa, è tardi … molto tardi”.
postato da: vittorec alle ore 12:34 | Permalink | commenti (10)
categoria:esperienze, leuconoe